BEDDA MATRIX

Live at Agip Bar - San Cataldo 05/05/2006

 

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Ed ecco a Voi le due mitiche recensioni di Logo e Pellegribson

 

BELLISSIMA RECENSIONE DELL'AMICO LOGO (che mai stancherò di ringraziare per le riprese!!!)

Forse uno spazio troppo piccolo, quello dell’Agip Bar, per coloro che sono praticamente i figli naturali di Elio e le storie tese, che dopo il grandissimo concerto di Catania (dopo un’assenza di ben 6 anni) hanno soltanto fatto crescere la “fame” delle “Fave” siciliane. In assenza degli “Elii”, ci pensano proprio i BEDDA MATRIX a compensare, più che degnamente, queste assenze più o meno forzate dal territorio siculo. Tantissimi spettatori per i 5 Sanca-Nisseni, che hanno offerto due ore di divertimento, senza né scimmiottare ne copiare i loro mentori, ma personalizzando ogni canzone con siparietti non sempre costruiti a “copione”, ma spontanei e comicissimi. La serata comincia con una “parodia” della pubblicità delle patatine fatta da Rocco Siffredi, impersonato in questo caso da Aldo “Katakill” che con tanto di vestaglia di seta e pacco di patatine in mano, si aggira per i tavoli con fare (secondo lui) sexy. Non si poteva a questo punto non cominciare con la celeberrima “John Holmes”, con tanto di baguette brandita come una spada, (chiamiamola “spada”, potrebbero leggere minorenni e ovviamente se ciò succede è colpa di Katakill) dalla serie “Il pene mi da il PANE”. Il concerto prosegue con le mitiche “il vitello dai piedi di balsa”, “shpalman” e tantissime altre, compreso anche qualche successo dei Gem Boy (ok, praticamente “orgia cartoon”). Sfiorando la perfezione della cover in pezzi come “faro” e “fossi figo”, i Bedda Matrix rivisitano poi, molto efficacemente, canzoni come “Bis” o “Cara ti amo”, durante la quale il pubblico ha partecipato (come vuole la tradizione Eliatica) come qualche settimana prima, quando le stesse persone erano a Catania a vedere i veri Elii. Ma il culmine lo si raggiunge con “Alfieri”.  Cari Belisari, Conforti, Civaschi e Fasani, ecco i vostri eredi: questi ragazzi hanno tirato fuori “un’alfieri” mai vista e divertentissima. Con errori e gaffe più o meno improvvisate ma davvero esilaranti. “Coverare” musicisti del calibro degli Elii è difficile ma i Bedda Matrix ci riescono alla grande. E nelle improvvisazioni riescono ad “intendersi” come se suonassero insieme da 20 anni. Tra l’altro segnalo anche la più che degna prestazione (ovviamente musicale) del nuovo bassista Peppe Scarantino, degno sostituto di Rosario “musicbitch” Magrì. Infine la “classica” Tapparella che (ovviamente) chiude il concerto, mozzato nella scaletta per il tempo tiranno. Ma fra una “cugghiunata” e l’altra, gli “Aldo e le storie tese” ci  hanno creato due ore che non hanno fatto certo rimpiangere le mancanze degli “Elio” in terra sicula.

LOGO

 

RECENSIONE BASTARDISSIMA DI TOTO' "PELLEGRIBSON" PELLEGRINO

Venerdì sera. San Cataldo. Cittadina dell'entroterra siculo. Città nella quale molti si divertono solo se ubriachi. E tanti come me in questa ridente cittadina non si divertono neanche in sogno. Neanche a Natale. Nessuna Domenica. Nessun Sabato. Nessun Venerdì. Nessuna sagra. Ci si diverte solo quando qualche assessore pronuncia pubblicamente parole non appartenenti all'idioma sancataldese. Li si che si ride e ci si diverte. Ma qualcuno ha acceso qualche barlume di speranza per quel venerdi che per oscure ragioni cadde il 5 Maggio 2006. Qualcuno infatti che ha cominciato a pubblicizzare quella serata a partire dal mercoledì delle ceneri. Cinquanta giorni prima! Cacchio! Qualcuno che ha imbastito una campagna pubblicitaria per quel giorno, che in confronto la Quaresima è una passeggiata. Una campagna pubblicitaria di dimensioni Berlusconiche influenzata di certo dalla contemporanea campagna elettorale 2006, sicuramente, che sara ricordata negli anni a venire come la gara a chi piscia più lontano più spettacolare che si sia mai vista al di fuori delle olimpiadi celtico-padane. Chi conosce katakill, sa quanto ci ha rotto i coglioni nei due mesi precedenti quel maledetto 5 Maggio. Chi conosce katakill, sa quanto può aver speso per tappezzare San Cataldo di locandine dei Bedda Matiz. Chi conosce Katakill sa che ha tentato di convincerci in tutti i modi a presenziare la sua ennesima pubblica umiliazione anche millantando l'amicizia, il numero di cellulare e svelando ai quattro venti la sorpresa di una sicura presenza del maestro di vita Giovanni Bivona per quella sera. E queste sono cose che oltre che nella politica accadono anche nella vita reale, purtroppo. Infatti io c'ero ma Bivona no. Vabbè però voglio spezzare una lancia in favore di questo gruppo, i Bedda Matiz che sono convintissimo abbiano un particolare pregio: avere un cantante pieno di difetti. Grasso puzzolente brutto e peloso. Che ha tentato di spacciare per evento un concertino dai dubbi contenuti artistici. Ciò gli fa onore, non fosse altro che il suo tentativo è fallito miseramente. Vi racconterò la mia serata del 5 maggio più che per ricordi per impressioni, visto che non avendo meglio di fare ho cominciato a bere come ogni Sancataldese rispettoso delle tradizioni del Venerdì e Sabato. Viva la vita. Arrivo e seggomi al centro della sala, pensando di trovarmi in posizione privilegiata. Ancora non sapevo. Mi sento scomodo. Mi sento osservato. E poi vedo che gli strumenti dei 5 "musicisti" non trovando posto sul piccolo palchetto dell'Agip sono sparsi per un area di 40 mq. Mi sento osservato... Infatti con un sussulto scorgo poco distante dalla mia faccia una foto che ritrae un'altro maestro di vita, ma di vita vera questo: Franco Califano. Me lo ritrovo lì, che mi guarda appeso all'asta del microfono di Kata. E io impotente sotto il suo sguardo seminascosto da occhiali da sole da duro dei bei tempi andati. Meno male che è una foto chè altrimenti da quella distanza avrei certamente sentito una cosa che dai suoi dischi e dalle music farm non arriva alle nostre case: l'alito leggendario da peperoni e cipolla prima di andare a nanna. E mi sa che il suo alito non sarà ai frutti di bosco e mirtillo, visto che per digerire nel sonno fa tanta tanta fatica... Seconda causa di malessere: noto che il famigerato amplificatore di Petrelli è chiaramente in posizione di tiro, puntato verso il mio orecchio. Insomma nulla mi faceva presagire per il meglio. E comunque sia: ancora non sapevo. Infatti: ancora il concerto non è cominciato e sono sempre sotto l'occhio inquisitore di Califano, al quale mi sto abituando come ad una serata con un amico che ti sta sui coglioni. Mando giù il primo Gin Lemon della serata. Sarà dura pensavo. E ancora non sapevo. E gia Califano mi pareva voler dire qualcosa. Prime avvisaglie di una serata da dimenticare: Kata fa il suo ingresso in vestaglia camminando come a metà tra un Hulk Hogan che entra sul ring come se fosse tutto un deltoide e Rocco Siffredi che pubblicizza le patatine. In sostanza come se il meglio Rocco Siffredi ce lo avesse piantato di dietro piuttosto che davanti. La trishtezzzzza si fa strada. La musichetta di "Daddy Cool" fa la sua evocando situazioni di disagio mentale a malapena celate negli occhi dei presenti, me compreso. E così il colmo del trash: Kata sguaina l'unica cosa più lunga dei famigerati 30 cm che si potesse permettere: una povera baguette. Tutti ridono. Mi guardo intorno e con gli occhi tristi rido anch'io. Domanda: ma se a John Holmes il pene dava il pane, che Kata si aspettasse il pene dal pane? Nessuno lo saprà mai. Anche perchè poi il pane si è spezzato, senza alludere ad altro che non sia una baguette rotta! Secondo Gin Lemon. Stavolta Il Califfo mi parla di mondi lontani, vita notturna e presunte creature diciottenni sacrificate all'altare della sua ignobile virilità. Parte la versione del pezzo ormai storico degli EELST "John Holmes"... ma le uniche dimensioni artistiche che in questa situazione percepisco mi pare siano quelle industriali della prematura sudorazione di Kata. Notevole. Gli passerò per tutta la mia permanenza e ripetutamente, un pacco di fazzolettini, nella vana speranza di aiutarlo ad essere un po' meno disgustoso alla vista dei presenti. Niente da fare. Non provava neanche a raccoglierli da terra... Comunque il primo pezzo, musicalmente è niente male non fosse altro che il già citato ampli Marshall di Piero Petrelli mi stava scombinando la scarsa capigliatura... Ancora non sapevo però... Infatti scorgo seminascosto dal basso il nuovo bassista, Peppe, pregievole perchè ha il cosidetto fisique du role. Musicalmente all'altezza dei suoi predecessori anche se ad occhio sembra sparire dietro il basso, senza voler offendere qualcuno. Lo trovo identico spiccicato a Dario Vergassola, non fosse che almeno lui ha gli occhi non divergenti. Ha però una parrucca... si è proprio una parrucca... E così mi accorgo che il vitello dai piedi di Balsa è già tra di noi. Tengo strette le chiappe per paura dell'orsetto ricchione che cammina dietro le persone pochi metri dopo il passaggio dal povero vitello busone. Bevo il terzo Gin Lemon ancora prima che al vitello vengano asportati i piedi e canticchio tra i denti e con la mano davanti la bocca per non far montare la testa a Kata... vaglielo a spiegare che il pezzo è bello non perchè lo sta cantando lui. Vabbè non ricordo adesso l'ordine dei pezzi, ma quello dei Gin Lemon si. E infatti tra un cassonetto differenziato e un gin Lemon si arriva anche a Shpalmen... dove l'estasi Eliastica raggiunge le vette del sublime abbandono. E tanta merda in faccia non mi ha fatto perdere il conto dei Lemon... Ma mi accorgo di una strano fenomeno atmosferico: Sta piovendo. Si lo percepisco chiaramente. Non è che sono ubriaco! Piove sotto la tettoia. Ci è voluto un altro gin lemon e il suggerimento di Califano per farmi capire che Aldo a pochi metri da me sbuffa sputacchielle ad ogni P. Solo allora capii. Esterefatto e disgustato mi distraggo dai miei guai umidicci quando con un gesto sconsiderato il nuovo bassista della Folletto rischia di travolgere 3 o 4 presenti facendo svolazzare tutto intorno i testi delle canzoni da corificare. Lì forse convinto dal tasso alcolico del mio sangue, inizio a ridere di gusto... Kata si appresta, forte della sua posizione centrale ad inchiappettarselo pubblicamente appoggiato da Domenico il tastiere della situazione, nonchè spalla alle sue peggio fregnacce. Ma un coro incitante "E bravu u cugliuni!"  parte di un gruppo di amici anche un po' bastardi, che Kata ha avuto la scarsa accortezza di invitare rovina l'atto di umiliazione che il nuovo piccolo bassista sono certo non avrebbe preso bene. La cosa più triste è stato un Kata che fa finta di non aver capito le parole del coro. E adesso te lo ripeto a scanso di equivoci, caro Kata: "E BRAVU U CUGLIUNI!!!!". Piccolo intermezzo cabarettistico: Una specie di Hobbit viene invitato sul palco per l'estrazione dei biglietti distribuiti alle ragazze prima del concerto, appena entrate nel locale. Viene pescato quel biglietto che permette alla sua detentrice di prendersi la sua dose di imbarazzo e umiliazione per mano di cinque cinici e spietati Bedda Matrix, per cosa poi? Per una maglietta Bedda Matiz di scarso gusto oltretutto, (con un fossi figo con la foto di Figo nelle spalle...) e una notte d'amore con il batterista Tamborra dei Bedda Matiz. In pratica un incubo dei peggiori. Dulcis in fundo? Kata chiede alla povera vittima sul palco ciò che nella vita trova difficoltà ad esprimere: Me la dai? La risposta, manco a dirlo, è stata no. Sospiro di sollievo tra gli applausi generali. Però non mi accorsi che nel mio cuore serpeggiava un non so che. Un sentimento di tristezza, di languore profondo. E' proprio a questo punto che non so per quale motivo mi alzo e vado via. Mi allontano dal luogo del concerto per una meta meno trafficata: L'Agip è pieno pieno di gente che beve, fuma, parla, ma a parte pochi spettatori ormai stanchi, quello stronzo di Kata non se lo caga nessuno. Scappo via... Sono sensibile a queste cose, io. Suono anch'io malgrado mi abbiano consigliato diversamente. Vado a disperarmi altrove... tutta quella gente non può vedermi mentre mi sento venire su dalla gola un nodo che qualcosa significhera! Barcollo verso l'auiola semi nascosto da una macchina. Quasi in lacrime. Ebbene? Mentre sul palco un Katakill galvanizzato, sa poi lui da cosa, mi dedica a me personalmente una commovente versione di "abitudinario" è accaduto. Quel nodo è salito su dalla gola. E allora viene fuori: inizio a vomitare. Non ho ben capito se ho vomitato per tutto quel ginlimonato o per il concerto. Quelo risponderebbe "la seconda che hai detto". Solo un'oretta dopo mi sorprendo accasciato da seduto sul muretto di quell'aiuola che mi fu testimone nel momento della prova. Mi accorgo che tutto è finito e Kata intento manco fosse Vasco Rossi a fare le foto con i fans (che sarebbero poi amici che lo compatiscono). E a firmare autografi immaginari con la penna della soddisfazione per l'ennesimo concertino andato bene. Non mi ha cagato, forse perchè non c'ero più al mio posto quando mi ha dedicato la stessa canzone che un giorno cantai ubriaco (chi l'ha sentita lo sa perchè me ne vergogno...). Forse non mi ha cagato perchè dopo l'evento lui è sempre più Katakill, il Re ed io sempre più un povero suonatore di Arpa Blues... O forse non mi ha cagato solo perchè si sente un po' più cazzo e mezzo di prima. In tutti i casi lui si che è una Roccherrol star. Lui si.

PELLEGRIBSON